{"id":11997,"date":"2020-08-05T12:02:39","date_gmt":"2020-08-05T10:02:39","guid":{"rendered":"https:\/\/bureau69.com\/how-covid-19-could-change-our-cities\/"},"modified":"2025-05-29T10:41:34","modified_gmt":"2025-05-29T08:41:34","slug":"come-il-covid-19-potrebbe-cambiare-le-nostre-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bureau69.com\/it\/come-il-covid-19-potrebbe-cambiare-le-nostre-citta\/","title":{"rendered":"Come il Covid-19 potrebbe cambiare le nostre citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"11997\" class=\"elementor elementor-11997 elementor-7594\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2551ec4c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2551ec4c\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-40b101e3\" data-id=\"40b101e3\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7467ecc1 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7467ecc1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00c8 in corso un processo di dicotomizzazione del &#8220;concetto di sogno&#8221; delle citt\u00e0 del futuro (citt\u00e0 post-Covid). Abbiamo fatto crescere le citt\u00e0 in modo vertiginoso per favorire la concentrazione del lavoro, avvicinando il lavoratore al luogo di produzione. Le citt\u00e0 principali hanno ancora un&#8217;organizzazione concentrica medievale del territorio in cui il municipio e la cattedrale sono stati sostituiti dal centro commerciale, i ricchi vivono nel primo cerchio, la classe media (borghesia) nel secondo, ecc. Il tutto finalizzato al &#8220;confinamento&#8221; del mercato del lavoro, dove la domanda esulta mentre l&#8217;offerta aumenta e il costo del lavoratore (in termini di salario e tempo libero) tende a diminuire drasticamente.<\/p><p>Le citt\u00e0 falansteriane, come Londra, Parigi e le grandi capitali in generale, si sono sviluppate economicamente e urbanisticamente secondo questo principio in cui l&#8217;edilizia ha stabilito il suo modulo di applicazione. L&#8217;architettura ha pensato e sviluppato l&#8217;unit\u00e0 abitativa minima e gli standard per le stanze abitabili (al di sotto dei quali \u00e8 impossibile scendere ma che rappresentano il massimo ottenibile per l&#8217;acquirente), e ha regolato lo &#8220;spazio di vita&#8221; fisico. Proprio perch\u00e9 la tendenza era quella di ottimizzare lo spazio per la macchina di produzione e non per l&#8217;essere umano con le sue occupazioni, attivit\u00e0 e svaghi. L&#8217;uomo\/donna \u00e8 un elemento di produzione e tende a trascorrere un terzo della sua vita sul posto di lavoro (fino all&#8217;introduzione degli straordinari e allora l&#8217;uomo trascorreva met\u00e0 della sua vita sul posto di lavoro). Le relazioni sociali si sono modificate, accelerate e hanno seguito gli stili consumistici come qualsiasi prodotto in vendita, spesso da usare e buttare.<\/p><p>Improvvisamente, per\u00f2, questa tendenza subisce una minaccia emotiva: un virus che potrebbe interferire con il concetto darwiniano di uomo secondo natura e con quello di uomo &#8220;antropico&#8221;, reso all&#8217;estremo come capitale produttivo. Improvvisamente si pone il problema di come vivere a distanza. Una distanza che ora \u00e8 misurabile, la chiamano distanza &#8220;sociale&#8221;, proprio per sottolineare che \u00e8 moralmente sociale stare a una distanza se rientra nei canoni metrici stabiliti e misurabili. Una distanza che pu\u00f2 essere colmata e superata dalla tecnologia, come sostituto della sfera emotiva del contatto sociale.<\/p><p>La distanza mentale (psicologica?) a cui siamo abituati a vivere non \u00e8 pi\u00f9 considerata distanza. Come faremo a vivere in una bolla di due metri di raggio? Come interagiremo? Come riorganizzeremo lo spazio funzionale? Sar\u00e0 possibile ed economicamente sostenibile farlo?<\/p><p>Per un momento mettiamo da parte la sostenibilit\u00e0 canonica del termine. Prima della distanza sociale, la sostenibilit\u00e0 aveva un altro significato, meno profondo, pi\u00f9 &#8220;lontano&#8221; (effetto serra, buco dell&#8217;ozono, scioglimento dei ghiacciai, ecc). Qualcosa che riguarda il mondo l\u00e0 fuori e non il prossimo mondo sociale. Il futuro si immagina ormai a distanza &#8211; considerato per qualche motivo &#8220;smart&#8221; &#8211; e senza connotazioni negative, relativizzato proprio dalla tecnologia. Si parla di smart working. Un modo efficace per recuperare spazio e pensare alla sostenibilit\u00e0 di un ambiente che si rigenererebbe da solo riducendo gli spostamenti e l&#8217;inquinamento perch\u00e9 lavoreremo da casa.<\/p><p>Che senso ha quindi concentrare gli abitanti nelle megalopoli? Seguendo il nuovo sogno in quel fatidico 2050, non ci saranno pi\u00f9 i due terzi della popolazione mondiale concentrati nelle citt\u00e0? E che dire dell&#8217;espansione fisica in corso? I piani strategici per intensificare la costruzione e l&#8217;offerta di nuovi alloggi? La marcia al ritmo di centinaia di migliaia di nuove case all&#8217;anno sar\u00e0 arrestata?<\/p><p>Dobbiamo capire meglio le cose. Chi lavora da casa desidera case pi\u00f9 grandi con determinati standard di &#8220;vivibilit\u00e0&#8221;, magari con spazi verdi circostanti e con spazio abitativo sufficiente per tutta la famiglia, compreso quello per il partner che lavorer\u00e0 da casa. Chi pu\u00f2 permettersi questi spazi nelle grandi citt\u00e0? La citt\u00e0 ha abbastanza spazio? Il lavoratore medio dispone di un capitale adeguato? Il mercato e le politiche hanno preso in considerazione la possibilit\u00e0 di rendere i lavoratori veramente autonomi e indipendenti, permettendo loro di scegliere di adattarsi al cambiamento desiderato? Dal mio punto di vista, lo smart working segner\u00e0 lo svuotamento delle citt\u00e0. E, dal mio punto di vista, questa visione non \u00e8 certamente di grande interesse economico, quindi poco praticabile in un mercato capitalistico globale.<\/p><p>Personalmente credo che in futuro vedremo tanta normalit\u00e0 passata e accettata come un costo del concetto capitalistico di progresso. La tendenza rimarr\u00e0 invariata e si torner\u00e0 all&#8217;approccio (non) sostenibile alla vita di sempre. Vedo gi\u00e0 persone che entrano in metropolitana, sento i clacson delle auto suonare, alla ricerca di un parcheggio vicino al posto di lavoro che forse assumer\u00e0 nuove terminologie ma con gli stessi significati. Se tutto questo non dovesse accadere e un nuovo rapporto spazio-temporale regolasse la nostra vita, potremmo riconsiderare nel medio-lungo periodo la rendita immobiliare e il conseguente valore dei terreni e degli edifici del centro citt\u00e0?<\/p><p><em>Max Strano \/ Bureau69 Architects<\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 in corso un processo di dicotomizzazione del &#8220;concetto di sogno&#8221; delle citt\u00e0 del futuro (citt\u00e0 post-Covid). Abbiamo fatto crescere le citt\u00e0 in modo vertiginoso per favorire la concentrazione del lavoro, avvicinando il lavoratore al luogo di produzione. 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